Il percorso avviato dalla Commissione Europea con l’Agenda del turismo 2030 intende ridare voce ai residenti e promuovere la partecipazione diretta dei visitatori alla costruzione dei modelli turistici: una strada obbligata per creare fiducia e garantire la condivisione di benefici e di responsabilità economiche, al fine di andare oltre la generica sostenibilità e praticare la rigenerazione (di luoghi e persone). simtur intende essere portavoce di questa visione.
L’industria turistica globale sta attraversando un cambiamento radicale verso pratiche rigenerative e sostenibili, guidato da normative, quadri normativi e iniziative volontarie in continua evoluzione.
A guidare questa transizione è il Codice Etico Globale per il Turismo promosso dall’UN Tourism, lanciato nel 1999 per fornire le basi per pratiche di turismo responsabile. Negli anni successivi, il Codice è stato ulteriormente integrato da programmi volontari come i Criteri del Global Sustainable Tourism Council (GSTC) del 2008, che stabiliscono standard globali che hotel, tour operator e destinazioni possono seguire per diminuire la propria impronta ecologica.
Dal 2019, simtur incoraggia territori, destinazioni, enti e filiere turistiche ad adottare modelli sostenibili, ponendo l’accento sulla gestione responsabile delle risorse naturali, culturali e sociali. Negli ultimi due anni, partecipando ai lavori del Patto Europeo per il Clima e dell’Agenda Europea per il Turismo 2030, l’ecosistema professionale ha dato vita a strumenti straordinari per i protagonisti della catena del valore turistico in Italia:
- la disciplina dell’economia dei visitatori
- il libro/manuale destinazioni slow (che intende diventare un claim etico)
- la Carta del turismo slow 2030
Partecipando con entusiasmo alla crescente enfasi sull’integrazione di chiari criteri di sostenibilità e di performance, simtur realizza eventi e programmi che enfatizzano le pratiche turistiche sostenibili, concentrandosi sulla riduzione dell’impatto ambientale e sostenendo le comunità locali: le politiche slow incoraggiano forme di turismo community-based, una maggiore circolarità e approcci basati sulla natura e sugli ecosistemi, adottando tecnologie innovative che stanno ottenendo l’approvazione di una platea sempre più interessante di stakeholder locali.
Il contributo offerto, fino ad oggi, ha contribuito ad aprire la strada a buone pratiche di turismo sostenibile, dimostrando come le politiche di destinazione possano guidare un cambiamento significativo nella vita delle persone, con un orientamento decisivo: trovare un equilibrio tra competitività e sostenibilità dello sviluppo nelle diverse dimensioni dell’ecosistema turistico:
- centralità delle persone
- benessere delle comunità locali
- capacità di rispondere alle aspettative dei visitatori
- capacità di soddisfare le aspirazioni di prosperità delle imprese
Verso un turismo rigenerativo
L’impegno a contrastare il turismo di massa e i fenomeni di overtourism non è quindi più sufficiente: è venuto un tempo nuovo, in cui si rende necessario operare tutti assieme per un turismo a più elevato valore aggiunto ma con ridotto impatto ambientale e sociale, capace persino di contribuire alla rigenerazione di luoghi e persone.
Sono necessari nuovi modelli di governance e nuove politiche di destinazione capaci di garantire che il turismo non si limiti a operare nel verso di ridurre il sovraffollamento e il degrado ambientale, ma riflettano un costante e coerente impegno nei confronti del turismo rigenerativo., inteso come una pratica che mira a lasciare le destinazioni in uno stato migliore di quello in cui sono state trovate (un concetto che trae ispirazione dall’agricoltura rigenerativa, che punta al ripristino degli ecosistemi e al miglioramento della biodiversità).
In altre parole, se per anni abbiamo detto che il turismo sostenibile non esiste, ma occorre operare nel verso di aumentare la sostenibilità del turismo, oggi lanciamo una sfida ancora più complessa e articolata: operare per realizzare forme di turismo rigenerativo, capace di avere un impatto positivo sui sistemi naturali e sociali, fungendo da catalizzatore per un cambiamento positivo dei territori e – insieme – del Pianeta.
L’Agenda UE per il turismo 2030

Con l’ingresso di simtur nell’Alleanza europea per le competenze aumentate del Turismo, nasce una nuova prospettiva che sottolinea la necessità di evolvere e approfondire l’approccio alla sostenibilità con estrema concretezza. È la stessa Agenda UE per il turismo 2030 a sostenere l’urgenza di andare oltre, definendo un nuovo approccio mirato al ripristino di ciò che è stato degradato, creando risultati netti positivi e lasciando luoghi e comunità più forti di prima. Diciamolo chiaramente: anche se il turismo – in sé – non può essere completamente rigenerativo, è comunque un settore strategico perché offre l’opportunità di ripensare le politiche urbane e territoriali per lasciare un’impronta positiva.
Il turismo rigenerativo è un’estensione del turismo sostenibile basata sui valori: mira a migliorare la salute ecologica, la vitalità culturale e l’equità sociale attraverso l’economia dei visitatori, ovvero rivitalizzando il capitale naturale, sociale ed economico dei territori, che si basa su tre pilastri:
- politiche di gestione responsabile delle comunità locali (le persone come parte della natura);
- permacultura (sistemi che si rinnovano)
- pensiero sistemico (destinazioni come ecosistemi, ovvero come reti viventi in cui ambiente, resilienza della comunità ed economia sono interdipendenti).
Anziché contrapporre concetti tra loro, gli approcci rigenerativi estendono la sostenibilità: mantengono l’efficienza e la riduzione dell’impatto (utilizzando meno risorse, riducendo gli sprechi, abbassando le emissioni) e aggiungono ripristino, reciprocità e benessere della comunità come risultati espliciti. E questa è una enorme opportunità: abbracciare un approccio rigenerativo rafforza la resilienza, amplia la creazione di valore e conferisce un vantaggio competitivo.
Dalla visione alla pratica: politiche, progetti e finanziamenti

Trasformare la rigenerazione da un’aspirazione a una strategia praticabile richiede una governance solida e quadri politici di supporto. La più recente iniziativa della Commissione Europea, “Sustainable EU Tourism – Shaping the Tourism of Tomorrow (2023-2025)“, incoraggia le destinazioni ad allineare le transizioni verde e digitale con gli obiettivi culturali e sociali. E sostiene una pianificazione fondata su interventi locali, in cui le strategie sono adattate alle caratteristiche peculiari e alle esigenze specifiche di ciascuna località.
Adottare metodi rigenerativi significa iniziare a combinare approcci di economia circolare, adattamento climatico e strumenti digitali per migliorare la resilienza e la competitività. Il documento Transition Pathway for Tourism – la piattaforma europea cui simtur aderisce – fornisce un quadro strutturato per questi cambiamenti, mappando le azioni chiave per le parti interessate e collegandole ai flussi di finanziamento dell’UE. Si prevede inoltre che la prossima Strategia dell’UE per il turismo sostenibile – che prenderà forma nel 2026 – integri la rigenerazione come obiettivo a lungo termine in tutti gli Stati membri.
Vogliamo essere più chiari: una parte importante delle risorse della programmazione comunitaria mireranno a sostenere buone pratiche di turismo rigenerativo dei Paesi membri. È quindi di fondamentale importanza per gli Enti locali, per le Regioni e per le reti d’impresa iniziare a comprendere i modelli rigenerativi e circolari dell’economia dei visitatori. E costituire partenariati ampi per garantire strumenti innovativi, non solo digitali ma anche di governance.
Una governance efficace, digitale e partecipativa
La gestione rigenerativa delle destinazioni prevede assemblee di cittadini, consultazioni pubbliche e partenariati multisettoriali. Il percorso di ridare voce ai residenti e promuovere la partecipazione diretta dei visitatori alla costruzione dei modelli turistici è una strada obbligata per creare fiducia e garantire la condivisione di benefici e di responsabilità economiche.
Attingendo alle migliori pratiche raccolte in tutta l’UE, le destinazioni stanno dimostrando come gli approcci rigenerativi funzionino sul campo. Si pensi in particolare alla “economia della ciambella” di Amsterdam: un benchmark di sviluppo sostenibile che ricorda proprio la forma di una ciambella, incastrata tra due anelli. Quello interno stabilisce il minimo necessario per condurre una buona esistenza e si basa sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (cibo e acqua pulita, qualità degli alloggi e dei servizi igienico-sanitari, istruzione, uguaglianza di genere, reddito e livello di partecipazione). Chi non raggiunge tali standard minimi, vive all’interno del buco: ha meno di ciò di cui ha bisogno, soffrendone sul piano individuale. L’anello esterno rappresenta invece l’obiettivo ecologico: i confini individuali per non danneggiare il clima, il suolo, gli oceani, la biodiversità. Chi li supera, vive al di fuori del bordo esterno, utilizzando molte più risorse di quanto sia necessario, trasportando la sofferenza su un piano collettivo. Obiettivo della “ciambella” di Amsterdam, nella sua visione applicativa, è innescare una serie di iniziative per portare tutti gli abitanti a vivere tra i due anelli.
Questo modello ha il sapore di un’utopia new global, che la città olandese vuole provare ad applicare nella realtà. Per questo la città di Amsterdam ha creato la strategia Amsterdam Circular 2020-25, un piano che guarda al futuro con obiettivi specifici: il grande sogno di creare una città a impatto zero e tutelare l’ambiente si tradurrà nell’impegno di ridurre del 50% l’uso di materie prime entro il 2030 e rendere l’economia urbana totalmente circolare entro il 2050.
Altri esempi virtuosi si trovano nella città spagnola di Benidorm (Pioniere verde europeo dello Smart Tourism 2025), che ha messo in atto numerose iniziative innovative, tra le quali una strategia avanzata di gestione dell’acqua, che va dalla separazione dell’acqua piovana e delle acque reflue al compostaggio dei fanghi per uso agricolo e alla generazione di biogas dalle acque reflue per produrre elettricità. Come anche a Copenaghen, con la straordinaria iniziativa CopenPay. E poi ancora in programmi nazionali come Slovenia Green o Sustainable Travel Finland, oppure in Austria dove è stato elaborato un Ecolabel per il turismo, aiutando imprese e comuni a progettare azioni orientate al recupero ambientale, sottoposte ad un’egida nazionale coerente.
Il ruolo di simtur

simtur ha aderito al Patto europeo per il Clima, al Patto rurale europeo e – da ultimo soltanto in ordine di tempo – al Patto UE per le Competenze, la prima iniziativa faro che mira a favorire la resilienza e la ripresa degli ecosistemi produttivi impegnati nella transizione verde e digitale.
In tale quadro, ciascuno dei 14 ecosistemi mira a istituire partenariati settoriali per le competenze su larga scala tra gli attori interessati a riqualificare e migliorare le competenze della propria forza lavoro. Per il turismo, il partenariato ha individuato diversi indicatori di performance volti ad aumentare le opportunità di qualificazione dei lavoratori, ma anche a migliorare l’attrattiva del settore, caratterizzato da una seria carenza di manodopera. Il processo di co-implementazione mira ad offrire a tutti gli attori del turismo una piattaforma collaborativa per attuare e monitorare congiuntamente gli impegni assunti.
Nell’ambito del Patto, simtur ha aderito Alleanza per le competenze avanzate nel turismo (Pact for Tourism Skills Forward Alliance), che mira a coordinare iniziative di aggiornamento e riqualificazione nell’ambito del Partenariato per le competenze su ampia scala nel turismo (LSP), partecipando alle riunioni di coordinamento per espandere la portata delle azioni europee in Italia.
Per l’insieme di questi motivi – e per adeguare i percorsi formativi e l’offerta di assistenza tecnica che simtur rivolge a territori e destinazioni – è stato istituito il sustainable tourism competence center (stcc), che riunisce un team cross-disciplinare di esperti a supporto delle sfide che affrontano i protagonisti locali: un motore di innovazione e governance per la sostenibilità turistica che fonda la propria azione su standard internazionali e si pone come catalizzatore di reti, conoscenze e prassi per la resilienza e l’attrattività territoriale.
Dai tavoli di lavoro del stcc è nata la piattaforma VES:
https://ves.simtur.eu

Il prossimo passo? L’assemblea straordinaria convocata a Rimini per il 18 novembre, quando tutti gli associati e i partner saranno chiamati a valutare al proposta di modificare per sempre – per statuto – le traiettorie future dell’ecosistema professionale.







