10 motivi (5 opportunità e 5 sfide) per sostenere la svolta rigenerativa del turismo

Un’ampia sezione del sito ecosistema.simtur.eu illustra come parlare di “turismo sostenibile” sia ormai sinonimo di un agire per “fare meno danni“, mentre abbracciare la visione del “turismo rigenerativo” si collochi nell’ambito del “fare meglio“, del “fare giusto“, andando nella direzione di “lasciare i luoghi migliori di come li abbiamo trovati“.

Oltre a indicare una ricchezza di fonti istituzionali e accademiche, da leggere con occhi nuovi, simtur inizia ad avere l’opportunità di collaborare con alcune destinazioni che desiderano realmente adottare approcci rigenerativi: un paio lavorano con un approccio community-based e un paio modificando le proprie politiche di destinazione e orientando in modo innovativo le proprie DMO. Dai documenti e dalle esperienze, emergono alcune opportunità e alcune sfide che è tempo di condividere.

5 opportunità di promuovere un turismo rigenerativo

1. Missione profonda

L’approccio rigenerativo al turismo aiuta a rispondere alle diverse crisi (non solo economiche o derivate da scenari di conflitto, ma esistenziali) che l’umanità va affrontando. E consente di aggiungere un importante significato all’attività turistica, amplificandone il ruolo che può svolgere nel mondo di oggi, diverso dal Novecento dei parametri quantitativi, dai tempi della villeggiatura e dall’euforia del turismo di massa.

2. Valore aggiunto

Riconosce il ruolo immensamente positivo che il turismo può svolgere nel creare un mondo prospero. Consente di andare oltre la mitigazione dei danni (attraverso la gestione dei cicli di energia, rifiuti e acqua) per porre le basi di un coinvolgimento più profondo, significativo e durevole con i luoghi e le comunità. In questo modo, delinea come il turismo possa effettivamente apportare un reale valore aggiunto al mondo, contribuendo a trasformare i luoghi ed a rigenerare le risorse, creando così le condizioni per una concreta prosperità.

3. Comunità

L’economia dei visitatori pone il visitatore al centro ma, al tempo stesso, riconosce il diritto delle comunità ospitanti a essere protagoniste dello sviluppo turistico: aiuta concretamente le dimensioni locali a risolvere le criticità presenti nel territorio attraverso uno sguardo complessivo delle dinamiche e delle prospettive, offrendo (attraverso la redazione di masterplan multilivello, redatti in modalità partecipate e di “innovazione aperta”) strumenti di capacity building per rispondere alla domanda chiave: «Che idea abbiamo di futuro per la nostra comunità? Che ruolo dovrà avere in futuro l’economia diretta, indiretta e indotta del turismo? Di cosa abbiamo realmente necessità per prosperare?».

4. Relazioni e connessioni

Se l’economia dei visitatori consente di mettere in secondo piano i vecchi parametri quantitativi (arrivi, presenze, spesa media, ecc.), adottando nuove metriche fondate sulle relazioni e sulle connessioni, l’approccio rigenerativo ha il potenziale per approfondire il legame tra visitatori, comunità locali e natura, arricchendo l’esperienza dei visitatori senza “estrarre” le risorse della comunità e senza compromettere i diritti delle generazioni future.

5. Metriche innovative

Fornisce un quadro per definire nuovi parametri di successo. Si è ampiamente dimostrato dalla crescita del PIL abbia avuto scarsa rilevanza nell’offrire qualità della vita e del vivere alle persone ed ai luoghi in cui il turismo di massa si è maggiormente sviluppato. Si pensi anche soltanto all’esempio più paradigmatico, Venezia, dove i flussi turistici sono aumentati esponenzialmente ma i residenti sono ormai 1/10 di quelli che abitavano la città soltanto poche decine di anni fa.
Inquadrare il turismo in termini rigenerativi apre la strada ad un ampliamento di orizzonte nella definizione di “successo” che – oltre ad includere pur sempre parametri economici – introduce metriche nuove come il benessere, il sentimento di appartenenza, il valore delle relazioni, la consapevolezza, l’integrità del paesaggio e la crescita culturale e sociale.

5 sfide del turismo rigenerativo

1. Rigenerare il turismo nel “Bel Paese”

Dispiace vedere che ancora qualcuno insista nel produrre checklist per la crescita dei flussi turistici, come mantra per risolvere “in dieci punti” le criticità presenti nei territori. Dal 2019, simtur sostiene che le destinazioni iconiche del Bel Paese abbiano sempre meno necessità di promozione e sempre più necessità di organizzazione e di riequilibrio. Dal 2021, insiste nell’ambiziosa missione di “ridisegnare le geografie del Bel Paese“.
Ora la sfida è diventata quella di offrire alla classe dirigente e ai leader locali strumenti efficaci per 
comprendere a pieno la natura olistica del turismo rigenerativo e modelli concreti che possano costituire la base di una discussione significativa nelle destinazioni, accompagnando enti pubblici e operatori economici a rendere il concetto, il linguaggio e il dibattito accessibili e comprensibili. Quindi attivamente partecipati.

2. Innovazione di processo

Il turismo rigenerativo richiede un completo cambiamento di paradigma rispetto al modello attuale: si tratta di cambiare la visione del mondo e di apportare un cambiamento radicale nei valori e negli obiettivi di lungo periodo e su larga scala.
Ora la sfida è trovare un modo per mappare questa transizione, co-generando indicatori di risultato efficaci per la vita quotidiana dei residenti, per gli investimenti delle imprese e per la piena soddisfazione dei visitatori, senza intaccare il patrimonio di cui le comunità locali sono custodi.

3. Spazi di relazione, conoscenza e co-generazione del valore

In un mondo sempre più connesso, paradossalmente crescono sentimenti di solitudine e di paura del futuro. Sia a livello governativo che locale, le risposte della politica sono sempre più spesso concentrate a risolvere continue emergenze, repentini cambiamenti di scenario e – su più fronti – temi focali per la sopravvivenza a breve termine (pandemie, conflitti, crisi economiche e finanziarie, ecc.).
In questo scenario, gli investitori e gli imprenditori rallentano o tendono a concentrarsi su soluzioni orientate al breve periodo e che garantiscano un ritorno sull’investimento (ROI) quanto più immediato possibile.
Per il turismo, ora la sfida vera è aprire lo spazio a buone pratiche che, al contrario, sostengano una visione lungo termine, da inserire in un contesto che – a tutti i livelli di governo – manca di interlocutori che riescano a sottrarsi alla logica di politiche standard, ideate del Novecento, che non incoraggiano l’innovazione e spesso non consentono un approccio rigenerativo.
Finché il quadro normativo e politico continuerà ad imporre al turismo di misurarsi unicamente sull’aumento delle entrate per l’erario (che richiede una serie di azioni completamente diverse da quelle che invece restituiscono valore alle comunità e ai luoghi in cui si svolge il turismo), la sfida è aiutare i leader ad aprire nuovi spazi di conoscenza, di confronto e di co-progettazione.

4. L’alterità

Finché un approccio sinceramente rigenerativo non sarà assunto da una larga maggioranza di cittadini, operatori, dirigenti pubblici, amministratori e governanti, sarà importante evitare che le imprese e le persone che operano nel settore si sentano etichettare come sfruttatrici, complici di attività estrattive, concentrate sul denaro e sulla crescita senza limiti, disconnesse dalla natura e prive di comprensione dei sistemi viventi.
La sfida reale è evitare i confitti. E quindi riuscire a rendere il dibattito pubblico pienamente inclusivo, con un tono di voce rispettoso e costruttivo, in modo che nessuno si senta sminuito nel proprio ruolo ma piuttosto comprenda di essere parte del cambiamento e possa sostenere con convinzione l’evoluzione della leadership turistica verso la rigenerazione, l’economia circolare e l’economia dei visitatori.
Per questo motivo cruciale, simtur sta sperimentando innovativi modelli di stewardship: strategie di gestione etica delle risorse, rese concrete con l’attribuzione di metriche, politiche e pratiche caratterizzate da un proprio set di procedure e prassi fondate sul principio etico (e bioetico) della valorizzazione e custodia delle risorse.

5. L’orizzonte di breve periodo

simtur invita accademici, esperti e visionari ad unirsi al lavoro di ricerca applicata e modellizzazione che va svolgendo il comitato tecnico-scientifico stcc – sustainable tourism competence center, che opera nel verso di ridurre le distanze tra i diversi approcci – generando ambiti di sviluppo cross-disciplinari – riconoscendo che la crescita economica è stata (e continuerà ad essere) una forza positiva in molti luoghi e per molte persone. Lontani dall’ambientalismo radicale, pur abbracciando una visione rigenerativa fondata sull’ecologia profonda – lavora in team per individuare traiettorie equilibrate, fondate sulla coscienza del limite e – di conseguenza – sulla capacità di carico.

La sfida che inizia ora è abbracciare la visione proposta dai documenti internazionali (una sinossi è disponibile in questo stesso sito), saper riconoscere che molte destinazioni e comunità necessitano di una massa critica di numeri, investimenti interni e posti di lavoro per riprendersi e prosperare, ma individuare proprio tra queste i nuovi alfieri del turismo rigenerativo.

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