Il visitatore come driver economico di comunità protagoniste dello sviluppo

La più recente definizione di turismo fornita dall’attuale Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UN Tourism) riflette un approccio sempre più olistico e inclusivo al modo in cui si osserva il turismo, che dovrebbe essere visto come un «fenomeno sociale, culturale ed economico che comporta lo spostamento di persone verso paesi o luoghi diversi dal loro ambiente abituale per scopi personali o aziendali/ professionali. Queste persone sono chiamate visitatori
(che possono essere turisti o escursionisti; residenti o non residenti) e il turismo ha a che fare con le loro attività, alcune delle quali implicano una spesa turistica che produce impatti sull’economia verso un ampio spettro di stakeholder».

«Turisti o escursionisti, residenti e non residenti»

Una volta in più si stabilisce che – al centro dell’economia turistica – c’è l’attività economica dei visitatori. Con un salto quantico di mentalità: le metriche di impatto dovrebbe considerare tutti i visitatori di una destinazione, siano essi turisti o meno.

L’invito – se non fosse esplicito – si rivolge a tutti i decisori di ogni parte del Pianeta, a tenere conto di tutti gli elementi che contribuiscono al successo di una destinazione turistica, ovvero:

  • l’ampia gamma di fattori che attraggono i turisti (attrazioni naturali e architettoniche; cultura e patrimonio),
  • le infrastrutture che contribuiscono a plasmare il senso del luogo e a migliorarne l’accessibilità,
  • i servizi che soddisfano le esigenze e le aspettative dei visitatori (e anche dei residenti).

Da qualche tempo, dunque, nuovi orientamenti degli economisti di tutto il mondo sostengono che il nuovo concetto di “economia dei visitatori” sia molto più ampio del classico “turismo ed eventi” (Balding et al., 2012) e coinvolge un numero di soggetti, prevalentemente imprese, in particolare PMI (OCSE, 2012), che beneficiano dell’attività economica diretta, indiretta e indotta.

Su queste basi, gli studiosi (Kyriakidis et al.) hanno affermato che l’economia dei visitatori prevede due componenti chiave:

  1. la componente principale riflette il contributo diretto del turismo, ovvero il valore generato dall’offerta di servizi e prodotti legati al turismo, ancora connesso al concetto consolidato di Conti Satellite del Turismo (TSA), riconosciuto come standard internazionale per misurare gli effetti economici diretti del turismo all’interno di un’economia (Kemp e Nijhowne) per poter essere successivamente confrontato con altri settori e con altre economie (Eurostat);
  2. il secondo elemento, più ampio, al contrario, tiene conto del contributo indiretto di altri settori dell’economia, connessi o di supporto all’attività turistica (Kyriakidis et al.). Considera inoltre l’impatto degli investimenti in conto capitale e della spesa pubblica collettiva, legati all’economia dei visitatori (Balding et al.). Non da ultimo, misura anche l’indotto e l’impatto – non sempre positivo – che l’attività turistica produce nelle destinazioni.

Ad offrire una possibile definizione di economia dei visitatori è stato il World Travel and Tourism Council (WTTC), che ha immaginato di valutare «qualsiasi attività economica diretta, indiretta e indotta risultante dalle interazioni dei visitatori con una destinazione al di fuori del loro ambiente abituale».

Su queste basi, gli studiosi (Balding et al.) hanno definito che l’economia dei visitatori comprende i contributi diretti, indiretti e indotti derivanti da persone che viaggiano al di fuori del proprio ambiente abituale per vacanza, ma anche da chiunque ricerchi motivi di svago, eventi, festival, affari, congressi e mostre, istruzione, ma anche per visitare amici e parenti, per lavoro, per studio, compresi proprietari di seconde case e… residenti.

L’economia dei visitatori come strategia

Se l’economia dei visitatori va misurata ben oltre l’impatto economico diretto sulle sole organizzazioni della filiera turistica (hotel, ristoranti, attrattori, servizi ed esperienze), va acquisito come sia responsabile – da un lato – dei costi aggiuntivi che la comunità locale deve sostenere per sostenere flussi di visitatori e – dall’altro – della rigenerazione che produce attraverso il miglioramento dell’immagine dei luoghi, trasformando una località in una commodity e, di conseguenza, attraendo anche investimenti esterni al settore turistico.

Dalla prospettiva del Regno Unito – dove è nato l’approccio alla visitor economy – è acclarato da tempo che l’economia turistica è di fondamentale importanza per alcune delle nove regioni dell’Inghilterra. In particolare nel North-West, dove le visite giornaliere rappresentano il 90% dell’economia turistica regionale e nel Cheshire East, dove i visitatori giornalieri rappresentano l’84% di tutte le entrate provenienti dai visitatori. Non può dunque sorprendere se hanno ritenuto necessario adottare per primi un approccio più inclusivo, capace di misurare il fenomeno turistico mirato ai visitatori giornalieri, non soltanto ai pernottamenti, tra arrivi e presenze.

Con la riforma delle DMO, in Inghilterra è maturata una svolta che, anzitutto, è culturale: dopo aver esplorato le principali interpretazioni del turismo e dell’economia dei visitatori, si potuto concludere che si tratta di due concetti diversi, ma complementari. Se il turismo tiene conto dei viaggi pianificati che prevedono il pernottamento, l’economia dei visitatori contribuisce a questo, catturando l’impatto dei visitatori (inclusi i turisti che pernottano) sull’economia locale.

Per questo motivo si può dire che «Tutti i turisti sono visitatori ma non tutti i visitatori sono turisti».

Il contributo dei visitatori si concretizza direttamente, analizzando prodotti e servizi specifici del turismo, ma tiene conto anche di agenti indiretti che sostengono l’economia locale anche stimolando altri settori non tradizionalmente connessi alla presenza dei turisti, ampliando il concetto di “catena del valore” in “costellazione del valore”.

Si può infine sostenere che – grazie agli ormai numerosi documenti di visitor economy strategy redatti dagli enti territoriali, l’economia dei visitatori rifletta la transizione nel modo in cui vengono gestite le destinazioni in Inghilterra, dopo l’introduzione del nuovo modello di gestione delle destinazioni che ha mirato a coinvolgere le comunità locali nei benefici e nella gestione degli impatti prodotti dai flussi di visitatori.


ves - visitor economy strategy

Per conoscere la proposta di visitor economy strategy (ves) adattata al contesto italiano – redatta da simtur – visita il sito dedicato: ves.simtur.eu

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