Piccole Patrie: ridisegnare le geografie turistiche del Bel Paese 

Tutte le indagini lo dimostrano: l’Italia continua a rimanere la meta di viaggio più amata nel mondo. Certamente i fattori di attrattività non mancano, in ragione dei grandi patrimoni culturali, monumentali, naturalistici, paesaggistici ed enogastronomici, ma spesso sembriamo dimenticare la vera motivazione che conferma la presenza del Bel Paese nel cuore dei cittadini di ogni parte del pianeta: lo stile di vita italiano, in tutte le sue espressioni. L’incredibile varietà di riti, costumi, usanze, dialetti, ricette, devozioni, attitudini e abitudini che appaiono resistere ai tempi e alla frenesia della modernità. Per non parlare della moda, del design, del gusto, della creatività, della fantasia, della flessibilità, della capacità di adattamento, dell’intelligenza emotiva, del senso critico e della capacità di far fronte ai problemi..

Forse non sempre ce ne rendiamo conto, ma noi italiani possediamo “naturalmente” una gran parte delle “soft skills” oggi estremamente celebrate e ricercate nel mondo delle imprese e delle organizzazioni. Abbiamo nel DNA, ereditate dalla storia, uno straordinario insieme di conoscenze, capacità, abilità e competenze che oggi rappresentano il vero valore aggiunto che ogni individuo sogna di imparare ad esprimere nel proprio contesto. Sommate peraltro ad una complessiva immagine di piacevolezza, di benessere e di qualità.

Una visione di Paese

L’Italia intera è un piccolo lembo di terra, cerniera tra l’Europa e il Mediterraneo, su cui si è accumulata nei secoli una straordinaria varietà di storie umane che hanno lasciato tracce indelebili, numerose e diverse. Storie divenute paesaggi, tradizioni, culture e opere d’arte, ma soprattutto esperienze di comunità che si sono realizzate nelle piazze e nei cortili, trasformandosi in città, paesi, borghi e villaggi. È da questo tessuto che occorre ripartire, puntando sulla capacità di “sentirsi comunità”, per sviluppare la capacità di condividere storie, esperienze, risorse e conoscenze, senza confini e senza barriere. È necessario riconnettersi allo spirito dei luoghi – il genius loci – per affrontare le criticità, mantenendo sempre al centro il sentimento verso il bene comune, vero nutrimento dei territori, dei paesaggi, della natura, dei talenti e delle competenze necessarie a disegnare traiettorie di socialità e di sviluppo locale sostenibile o, per meglio dire, di sviluppo umano integrale.

borghi

Ripartire dalle «piccole patrie» di Adriano Olivetti

Da qui la scelta di affidarsi alle parole di Adriano Olivetti, il grande imprenditore che per primo intuì l’intima connessione tra impresa, territorio e comunità. E dalla rilettura contemporanea di Federico Massimo Ceschin, che assieme a SIMTUR va coltivando l’ambizione di ridisegnare le geografie del turismo nel “Bel Paese”.

Un programma nazionale definito “di alta valenza turistica” da ENIT – Agenzia nazionale del Turismo, accolto dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del Programma “Repubblica Digitale” e orientato alla visione di lungo periodo della Commissione Europea per le aree rurali (“Smart Villages“).

Un saggio che è anche un manuale e una proposta attiva per chi vuole impegnarsi nel cambiare le cose: un appello che non delega alla politica il governo del territorio ma chiama all’azione chiunque, ovunque si trovi, perché in un mondo in cui tutto è connesso, ogni piccola azione locale può influire sull’andamento futuro dell’umanità.


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