“Intuarsi”: entrare nel territorio e diventare una cosa sola

Molti anni fa ho preso a prestito le parole legate al tessere, al cucire per parlare di territorio, per definire cosa sia il Marketing territoriale, un lavoro di alta sartoria, ovvero la capacità di leggere un territorio, renderne visibili i segni che lo caratterizzano, cucirli, legandoli tra loro in relazione, e farne tessuto come oggetto identitario di seduzione di cui vadano orgogliosi gli abitanti, là dove “abitare” è indossare lo spazio che viviamo nel quotidiano

Le parole sono sempre state per me chiavi di accesso alla scoperta dell’invisibile, luoghi di riflessione dove, trovato il filo, si trova anche la strada per tornare a casa, come novelli Pollicini o Odissei contemporanei.
Certo, per trovare bisogna ascoltare, saperlo fare, mettersi nella condizione di aprirsi all’altro, pensando al territorio come «soggetto vivente» (Magnaghi, 2000): così nel lavoro di territory coach è necessario togliersi l’abito usuale, lasciarsi attraversare e vestirsi del nuovo territorio, indossarlo fino a calzarlo su misura, per potere capire, comprendere.

Nel cercare chiavi di lettura, fili, spesso sono le parole che si trovano sono verbi, non aggettivi o sostantivi: nella valorizzazione territoriale il verbo (come origine) indica l’agire, in una logica di concretezza che non sempre si raggiunge (sono più numerosi i convegni in cui si parla di territorio che le azioni concretamente mirate a valorizzarlo).

Così – da un po’ di tempo – ho preso a prestito un verbo nuovo, assai idoneo per approcciarsi al lavoro di conoscenza di un luogo: “intuarsi”.
Un neologismo dantesco, un verbo che esprime la possibilità di un soggetto di identificarsi spiritualmente col proprio compagno, “penetrare in te”: formato sul possessivo “tuo”, Dante lo intende come una compenetrazione di spiriti beati nel divenire la stessa cosa, “internarsi in te” e, per estensione, immedesimarsi.

"intuarsi" - Dante Alighieri

“Intuarsi” non significa però annullarsi nella fusione con l’altra persona, ma vuol dire indossare, anche per un istante, la sua pelle, la sua anima leggere nei “tuoi” pensieri: una forma di empatia, atto d’amore:

Già non attendere’ io tua dimanda,
s’io m’intuassi, come tu t’inmii

Dante Alighieri (Paradiso IX – 81)

Intuarsi, avendo come te il territorio, è modo di entrare in empatia con esso e scoprire per esempio che Latina è una città di confine per il suo essere luogo di mescolanza, che Verona è città abbandonata alla sua scontatezza, come Firenze e altre, che un giardino storico è parte del paesaggio in cui è cresciuto ed è più bello oggi di quando è stato pensato per il suo accrescere di essenze e vedute, che l’amore degli abitanti per il loro territorio è terreno, sotto l’influsso di Venere, di una bellezza che spesso è senza equilibrio, benessere, più immaginata che reale.
Come Dante nell’undicesimo Canto del Paradiso allorché incontra Folchetto da Marsiglia, tra gli spiriti amanti del terzo Cielo del Paradiso scintillano, mostrandosi come faville di fuoco, di cui però si sono pentiti volgendosi interamente all’amore disinteressato verso il prossimo e verso Dio. Un amore lussurioso, che sfrutta il territorio, ma che nella consapevolezza può diventare spirituale ed entrare nell’immateriale dei luoghi per scoprirne l’essenza, il vero bisogno.

La capacità di intuarsi diventa così un unicum con il territorio, si addentra nella dimensione dell’accoglienza, ovvero quel mettersi in gioco con i sentimenti nei confronti dell’altro, oltre l’ospitalità che, fin dai Romani, era dovuta anche al nemico.
Anche nel Vangelo il ministero dell’ospitalità è il tema su cui si orienta la riflessione: il Vangelo rivela che ospitare è creare uno spazio per l’altro e dare del tempo all’altro, è condividere la casa e il cibo, più in profondità, ospitare significa fare di sé uno spazio per l’altro attraverso l’ascolto.

Se l’unum necessarium è l’ascolto quotidiano della parola di Dio che edifica l’essere di una persona e ne plasma il cuore, l’intuarsi è entrare non solo nell’altro come persona, ma nel territorio che si vuole conoscere con l’animo, coglierne quel genius loci di cui tanto si parla.
Ecco che per valorizzare i luoghi e le persone, è necessario entrare con esse in empatia, senza perdere le proprie conoscenze metodologiche e scientifiche, sapendo che il marketing territoriale è un treno su un doppio binario, quello delle emozioni e quello della tecnica, del metodo, per raggiungere una destinazione che sia il viaggio stesso, accompagnati da guide competenti: come Virgilio per Dante.

di Daniela Cavallo

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